Romanzo
"Ragione e Cuore”
Le stagioni del sentimento
Un paese collinare della Calabria, tra vigneti, case in pietra, conventi dismessi e palazzi nobiliari decaduti.
Una terra sospesa tra mare, montagna, e colline intrisa storia, di tradizione e spirito famigliare.
Due sorelle, diverse nel temperamento, affrontano la vita, l’amore e la decadenza di una famiglia nobile locale.
Una è guidata dalla ragione, l’altra dalla passione.
La Calabria che le circonda è aspra, autentica, indimenticabile e le trasformerà entrambe.
Personaggi principali
Eleonora Alimena
Razionale, riflessiva, responsabile, dopo la morte del padre, cerca di mantenere
coesa la famiglia e
salvare quel che resta della proprietà di famiglia, è insegnante nel piccolo liceo del paese.
Mariarosa Alimena
Passionale, impulsiva, innamorata della vita, crede nell’amore romantico e si
lascia travolgere da un
forestiero affascinante ma ambiguo.
Donna Carmela Alimena
La madre vedova, fragile ma ancora molto legata alle apparenze e al rango
sociale, speranzosa in un
buon matrimonio per le figlie.
Don Andrea Fiorito
Un barone decaduto, gentile e intelligente, si affeziona a Eleonora, ma è
ostacolato da obblighi familiari e
un passato complicato.
Luca Bellantone
Un ingegnere appena arrivato da Roma per lavorare a un progetto ferroviario,
attraente, moderno,
fa perdere la testa a Mariarosa.
Saverio Gallo
Un uomo silenzioso, legato alla terra, custodisce un amore mai dichiarato per
Mariarosa e sarà la sua ancora nella tempesta.
Giulia Ruggiero (nata Alimena): cugina di primo grado di Eleonora e Mariarosa, vive a Napoli.
Spirito brillante, mondano ma affettuoso, è sposata con Alfredo Ruggiero, funzionario del Ministero del Tesoro.
Trama in sintesi
Dopo la morte del capofamiglia, le Alimena vengono costrette a lasciare il palazzo nobiliare per trasferirsi
in una casa più modesta tra gli uliveti.
Le due sorelle si scontrano su come affrontare la nuova realtà: Eleonora cerca stabilità e lavora,
mentre Mariarosa si abbandona ai sogni e si innamora di un uomo che scompare all'improvviso.
Tra vendemmie, feste patronali, antichi segreti di famiglia e la scoperta di una lettera nascosta nella cappella
di famiglia, le sorelle affrontano l'amore, il tradimento e la scoperta di sé. Alla fine, entrambe capiranno che
né la sola ragione né il solo cuore bastano: occorre equilibrio.
Sono tre storie ambientate in epoca storica, la prima dal 1860 al 1910,
la seconda dal 1910 al 1960 e la terza dal 1960 al 2010.
“Le
Signorine Alimena"
( la prima storia della trilogia “Le stagioni del sentimento”)
Calabria, 1887. Una cittadina tra le colline del Cosentino, vicino a un convento dismesso e a una linea
ferroviaria in costruzione.
L’Italia è unita da pochi decenni, ma nelle campagne il tempo scorre
ancora lento, scandito da vendemmie, feste religiose e chiacchiere al caffè.
Prologo
"Non era il denaro a mancare, ma la speranza."
Così sussurrò Donna Carmela mentre osservava il portone del palazzo Alimena
chiudersi dietro di sé.
Il lutto aveva lasciato la casa fredda come la pietra e il cuore delle figlie,
Eleonora e Mariarosa, diviso
come la Calabria: una parte legata alla ragione del Nord, l’altra arsa dalla passione del Sud.
Ambientato in epoca storica dal 1860 al 1910.
Capitolo I – Il Tramonto del Palazzo
“Chi perde la casa, perde il passato, ma chi la lascia con grazia,
conserva l'onore.”
Il sole calava dietro i monti della Sila come una moneta rossa lasciata sfuggire da una mano distratta.
I vetri del palazzo Alimena, antichi e opachi, riflettevano appena quella luce, come se già da tempo avessero
rinunciato a ogni scintillio. Le stanze erano silenziose, i saloni spogliati di ogni eccesso, le cornici vuote,
i pianoforti chiusi, i tendaggi già impacchettati in bauli lignei odoranti di canfora.
Donna Carmela, ancora vestita di nero per la recente scomparsa del marito, sedeva su una sedia di vimini nell’atrio,
accarezzando distrattamente un rosario di giada, non piangeva, aveva smesso di farlo settimane prima, quando il
notaio Di Masi le aveva consegnato l’inventario delle proprietà, seguito da un elenco altrettanto meticoloso dei debiti.
La nobiltà, le aveva detto con un mezzo sorriso, “non si misura più in ettari, ma in ricevute non onorate”.
Nel corridoio lungo come una navata, Eleonora camminava con passo calmo, aveva ventisei anni, occhi bruni e
limpidi come il fondo di una tazza di caffè della domenica, portava in mano una piccola cornice con un dagherrotipo
sbiadito: lei e la sorella, ancora bambine, accanto alla fontana del giardino, nessuna delle due rideva: Mariarosa per vezzo,
Eleonora per natura.
“Lascialo, sorella,” disse proprio Mariarosa apparendo sulla soglia, i capelli sciolti, l’abito color sabbia.
“Portarci dietro le ombre di queste pareti ci farà male.” Eleonora scosse il capo, ma non replicò, c’era in lei una resistenza
quieta, non ostinata, come di chi ha appreso dalla vita a reggere le mareggiate senza sfidarle.
Il cocchiere Filippo attendeva già nella corte con il carretto carico, i mobili buoni erano stati venduti, quelli più semplici
sarebbero andati alla nuova dimora: una casetta di tre stanze ai margini del paese, vicino alla cappella di San Giacomo,
nessuno dei domestici era rimasto, anche l’anziana Teresa, che aveva servito la famiglia per due generazioni, se n’era andata
pochi giorni prima, con un fazzoletto in testa e un saluto appena sussurrato.
“Ti rendi conto,” mormorò Mariarosa a bassa voce, mentre aiutava la madre a salire in carrozza,
“che ora saremo come tutti gli altri? Confinati ai margini, senza inviti, senza titoli, senza... senso.”
Eleonora la guardò. “Il senso, Mariarosa, è nella dignità, e quella, se non la vendiamo anche noi, non ci sarà tolta.”
La carrozza iniziò a muoversi con un cigolio sommesso, il palazzo rimase alle spalle, avvolto dal silenzio e dal crepuscolo,
nessuno si voltò, né la madre, né Eleonora, solo Mariarosa lanciò uno sguardo indietro, carico d’amarezza e nostalgia,
sapeva già, nel profondo del cuore, che quel distacco non sarebbe stato l’ultimo, ma in quel momento non osava confessarlo
neppure a sé stessa.
Il tragitto verso la nuova abitazione fu breve, ma carico di significato, la carrozza attraversò il centro del paese, passando
davanti alla Chiesa Madre, alla farmacia del dottor Panebianco e al caffè di Don Vito Ferraro, dove due notabili si tolsero
il cappello al loro passaggio, più per dovere che per sincero affetto. La nobiltà, in quelle terre, era un ricordo rispettato ma
non rimpianto, e la caduta di una famiglia suscitava più commenti che compassione.
Mariarosa, dal sedile opposto, osservava tutto con occhi accesi di sdegno, ogni sguardo le sembrava una freccia, ogni sorriso
un insulto travestito.
La giovinezza, in lei, era un fuoco ancora non domato: aveva ventuno anni e sognava Parigi, non la cucina scura della casa presa
in affitto.
Aveva letto i romanzi di Dumas di nascosto, imparato a suonare il pianoforte con l’insegnante francese del collegio di Reggio,
e collezionava frasi poetiche su foglietti nascosti tra le pagine di un breviario.
“Dobbiamo proprio abitare così lontano?” chiese con voce incerta.
“Non c’erano case più vicine al corso, magari con una vista sul mare?”
Eleonora rispose con calma: “Quella che abbiamo trovato è sana, asciutta, e a buon prezzo, e c’è un piccolo giardino, lo cureremo.”
“La curerai tu,” borbottò Mariarosa, incrociando le braccia.
“Io non ho mani per la terra.”
“Imparerai,” disse la madre, senza voltarsi, la voce le era uscita più stanca del previsto, come se ogni parola fosse un filo che
la tratteneva da un crollo imminente.
..................continua nel romanzo completo