Il Regno nel Tempo
Carlo III e la Regina Camilla

Romanzo breve
Il Regno del Tempo
Re Carlo III e la sua Regina Camilla
di Riccardo Brunetti
Introduzione
In un’epoca in cui la modernità e la tradizione si contendono il cuore di una nazione,
il destino di un uomo plasmato dalla corona e quello di una donna forgiata dall'attesa,
si incontrano in un fragile equilibrio tra amore e dovere.
Questa è una piccola storia, romanzata, di Re Carlo III e della Regina Camilla.
Ma non è soltanto la cronaca di due figure pubbliche: è un viaggio tra le stanze silenziose di
Buckingham Palace, nei viaggi, tra le lettere mai spedite, tra i silenzi più lunghi delle parole,
e tra le rughe che il tempo ha scolpito con pazienza, come fa con le querce più antiche.
Ma ci racconta anche la cultura e la gentilezza di questi due reali del Regno Unito.
Il Regno del Tempo
Capitolo 1 – Il giorno dell'incoronazione
Londra, 6 maggio 2023.
Il cielo si apriva appena tra le nuvole, come se la città avesse trattenuto il respiro per tutta la notte.
Una pioggia sottile, quasi timida, cadeva sui tetti di ardesia, sui mattoni rossi e sulle guglie delle chiese georgiane.
Era come se lo stesso clima britannico volesse rendere omaggio a quel giorno storico.
Dopo settant'anni, un nuovo Re avrebbe indossato la corona.
Carlo si era svegliato presto, come sempre.
Il tempo, per lui, era qualcosa da non sprecare, fin dalla giovinezza aveva imparato a nutrire la mente prima
ancora del corpo: un saggio latino, qualche pagina di poesie di John Donne,
un passaggio di The Waste Land di Eliot.
Era cresciuto tra le regole rigide di Buckingham Palace e le dolci colline scozzesi di Balmoral,
imparando a rifugiarsi nei boschi e nei libri, nei suoni delle sinfonie di Elgar e nei colori della pittura rinascimentale.
Davanti allo specchio, nella stanza sobria di Clarence House, il suo riflesso non mostrava incertezze,
il viso era segnato dal tempo, sì, ma non dalla stanchezza, era il volto di un uomo che aveva atteso,
e che ora era pronto. Camilla entrò con passo deciso, un libro sottobraccio e il profumo lieve del tè
Earl Grey che si mescolava all’odore di legno antico indossava una vestaglia color crema e gli occhi
sereni di chi conosce ogni dettaglio dell’anima dell’altro.
«Stai leggendo di nuovo Ruskin?» chiese lui, accennando al libro.
«Sempre utile in giorni come questo. L’arte consola. E tu, hai dormito?»
«Poco. Ho rivisto tutto, gli anni passati, le volte in cui non sapevo se sarei
arrivato fin qui.»
Camilla gli sorrise, posando il libro si avvicinò, posò una mano sulla sua giacca ancora aperta.
«Non sei solo oggi, non lo sei mai stato.»
C’era una verità che solo loro due conoscevano: quell’amore che aveva resistito a ogni attacco, a
ogni ombra, non era mai stato fatto per brillare davanti al pubblico, era nato tra sguardi rubati,
lettere segrete e attese lunghe quanto i decenni. E ora, finalmente, sedeva accanto alla corona.
Carlo amava l’Italia, lo diceva spesso, l’armonia delle città d’arte, la calma delle colline toscane,
la spiritualità silenziosa delle chiese umbre, aveva studiato a fondo l’opera di Leonardo, il rigore di Palladio,
la luce di Caravaggio.
In ogni visita ufficiale, trovava il tempo per una piccola deviazione: un’antica libreria, un museo,
una chiesa nascosta, era lì che si sentiva sé stesso, più che in qualsiasi cerimonia.
Eppure, in quel giorno d’incoronazione, tutta la sua vita era tornata sotto i riflettori.
E lui doveva essere non solo Re, ma simbolo, doveva mostrare che la tradizione può coesistere con
la visione, che la monarchia può camminare accanto alla coscienza ecologica, alla cultura, all’umanità.
Camilla, la donna accanto a lui, regina per amore prima che per diritto, comprendeva tutto questo,
non aveva bisogno di dire molto, le bastava esserci, amava la letteratura con una passione discreta:
leggeva Austen e le sorelle Brontë, si commuoveva con Hardy, sorrideva con Nancy Mitford.
Nei momenti difficili, aveva trovato conforto nelle parole, e nelle parole, aveva trovato Carlo.
Camilla indossava una veste di raso, i capelli raccolti con cura, e con un sorriso lieve.
«È tutto vero, dunque?» domandò, posando la tazza sul tavolino accanto.
Carlo non rispose subito, la guardò, come si guarda un faro durante una tempesta, poi annuì.
«Sì. Oggi il Regno è nostro, ma siamo pronti a portarne il peso?»
Camilla si avvicinò, gli prese la mano. «Lo siamo da una vita.»
Il tempo non si misurava più in ore, ma in attimi trattenuti tra le dita, fuori, la città si preparava a
salutare il nuovo Sovrano, dentro, due cuori si preparavano ad affrontare l’ultima grande prova.
Mentre la pioggia riprendeva a battere piano sui vetri, le prime carrozze cominciavano a muoversi
verso Westminster. Londra si stava risvegliando in una pagina di storia.
Carlo prese la mano di Camilla e, senza guardarla,
disse soltanto: «Che sia un regno gentile.»
Lei annuì.
«È giusto.»
.......... continua nel romanzo completo
Riccardo Brunetti