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                              EX VOTO

                  LA  PAROLA  "EX VOTO"  DERIVA  DAL  LATINO  "VOTUM"= "VOVEO"
                  CIOÈ  PROMESSA, OFFERTA.
              CONSISTE  NELLO  SCIOGLIMENTO  DI  UN  OBBLIGO  CON  LA DIVINITA'  PER  UN  INTERVENTO  MIRACOLOSO.


     

                                              Capitolo 1

                                       Gli ex voto nell’antichità

     1.1  Gli ex voto Fenici  in fritta 

Nel tempio di Biblo detto "degli Obelischi", sono stati ritrovati circa trecento ex-voto in fritta, rivestimento della ceramica a smalto costituito da un materiale vetroso a base di silice, ottenuto per fusione. Inizialmente qualcuno ha pensato che si trattasse di prodotti egiziani,ma successivamente sono stati riconosciuti come fenici.

Questi ex voto raffigurano animali di ogni genere, riprodotti in modo schematico nel III millennio, poi più curati nei dettagli a partire dal II millennio. Nel contempo Gli artigiani hanno espresso una forte tendenza a fissare i soggetti nel movimento: scimmie erette, gatti che dormono, sciacalli in fuga, leoni incedenti e,soprattutto, ippopotami con le fauci spalancate, tanto ben eseguiti da far pensare all'esistenza di modelli viventi (cosa non impossibile, visto che i Fenici allestivano nelle loro città numerosi zoo con animali esotici).

 Questi ex voto includono anche figurette umane grottesche, colte in atteggiamenti di riso sgangherato, o mentre bevono e mangiano smodatamente, oppure con la testa dolorante fra le mani, o infine  mentre si sfregano gli occhi.

Secondo alcuni la buffa posa di queste figure dava la sensazione di destare un'ilarità in modo da tenere lontani gli spiriti  maligni.

Nel tempio Biblo venivano inoltre deposte come offerte molte statuette di bronzo, racchiuse in giarette cilindriche sormontate da un coperchio. Molte di queste statuette rappresentano uomini in movimento con un"lebbadè"-( un tipico copricapo fenicio) -calcato sul capo, oppure con un berretto conico di feltro, trattenuto sotto il mento da un soggolo. Una delle giarette conteneva tante statuette simili fra loro da far pensare che l'intero equipaggio di una nave avesse voluto farsi raffigurare per presentare il proprio ex voto prima dell'imbarco.

 I Fenici usavano ricoprire queste figurine con una sottilissima lamina d'oro e pare che gli artigiani tirii eccellessero in questo tipo di arte, tanto che nella Bibbia sono descritti i rilievi ricoperti d'oro che maestranze tirie eseguirono per il Tempio di Gerusalemme. In seguito, la copertura d'oro venne applicata dai Fenici anche agli avori.

Le figurette presentano la linea tipica delle sculture egizie: il corpo è esile, le spalle sono squadrate, le braccia ricadono rigide e i volti, spesso barbuti, hanno il naso pronunciato.[1]

 

    1.2  Gli ex voto Pinakes di Locri Epizefiri

 

  Una delle più alte e celebri testimonianze dell'arte della Magna Grecia è costituita dai pinakes locresi, tavolette in terracotta con finissime rappresentazioni a bassorilievo, prodotte in serie con matrici e completate da una vivace policromia.

 Le placchette venivano ricavate per impressioni da matrici in terracotta (che si riconducono ad artisti di pura scuola greca), e venivano poi, prima della cottura, ritoccate a stecca e rifinite da valenti artisti locali dell'argilla. I pinakes furono prodotti in numerosissimi esemplari di diversa grandezza in un periodo abbastanza breve, tra il 490 e il 460 a.C., per essere offerti com’ex voto (in fatti non un solo esemplare c’è pervenuto integro) nel tempietto di Persefone in contrada Mannella.

 In una mostra di restauro, allestita preso il Museo Nazionale di Reggio Calabria sono stati esposti ben 176 tipi diversi di Pinakia, disposti, non già secondo la tecnica e lo stile a loro peculiari,

ma in rapporto alla tematica del soggetto, e divisi in dieci gruppi, e cioè :   

               1 ) Animali sacri alla Dea

               2 ) Mobili e arredi del culto, senza personaggi in scena

               3 ) Ratto di Kore-Persefone per opera d’Ade, più spesso di un suo delegato    

               4 ) Scene di sacrificio e allestimento del rito

               5 ) Raccolta della frutta ed altre scene, con alberi e  piantagioni   

               6 ) Preparazione, trasporto e consegna alla Dea del  peplo nuziale         

               7  ) Acconciatura e vestizione della Dea

               8  ) Preparazione del letto con corteo nuziale

               9 )Ricevimento da parte di Persefone (sola o con Plutone), recanti offerte votive 

               10 ) Apertura del likon mystikon da parte della Dea

               11 ) Rappresentazioni varie

Molte scene si riferiscono in fatti al mito di Persefone, e soprattutto al momento cruciale del rapimento della giovane dea da parte di Hades, dio dell'oltretomba, su una carro tirato da cavalli alati. La discesa agli inferi della dea, che presiedeva la coltivazione dei cereali causò, secondo il mito, l'interruzione della vegetazione, finché la dea Demetra, madre di Persefone, ottenne che la figlia restasse per sei mesi con lo sposo e per sei mesi tornasse sulla terra, facendo rifiorire la natura.

Il mito dà immagine al ciclo delle stagioni e mette significativamente in rapporto la potenza generatrice della natura con la realtà della morte, sentita non come uno stato definitivo, ma come momento di un ciclo che perpetuamente si rinnova.

Altre tavolette rappresentano Persefone in trono, sola oppure con lo sposo Hades, o mentre riceve l'omaggio d’altre divinità. Alcune rappresentazioni mitiche sono invece relative ad Afrodite, il cui culto era evidentemente praticato, accanto a quello di Persefone, nel tempietto della Mannella.

Vi sono poi scene di culto, come processioni e sacrifici, e rappresentazioni relative alle cerimonie nuziali, come la cosmesi della sposa e il suo corteggio su un carro tirato da mule. Il tema delle nozze appare particolarmente importante, poiché l'intero ciclo dei pinakes è stato interpretato in funzione delle cerimonie di passaggio dalla condizione di fanciulla nubile e infeconda, a quella di sposa, madre feconda e capo della casa. Anche il ratto di Persefone, immagine di nozze divine, allude al valore sociale della cerimonia nuziale.

Alcuni pinakes mostrano edifici sacri nei quali sono curiosamente uniti elementi dell'ordine jonico; altrove sono rappresentati con grande precisione mobili, vasi ed arredi di culto ed altri elementi che forniscono importanti indicazioni sul costume e sulle attività quotidiane praticate. I due culti,di Persefone ed Afrodite, non si fronteggiano immoti alle due estremità della città(polis),ma mostrano i segni di un proprio particolare sviluppo nei secoli VII e VI, quantitativo e qualitativo, degli anathèmata, dimostrando la funzione mediatrice ideologica delle due strutture religiose come strumenti nella realtà economico-sociale di Locri Epizefirii.

Possiamo forse dire che la riorganizzazione edilizia pubblica si avvantaggiò da quando Locri assunse una posizione antiateniese, nel corso della guerra nel Peloponneso e nella spedizione ateniese contro Siracusa, appare quasi una riaffermazione dei valori degli antichi culti in un preciso momento politico ed in funzione di una ripresa dell’antica oligarchia. Queste tavolette fittili costituiscono la testimonianza di una devozione povera[2].

La loro intensa produzione tra il 490 e il 450 a.C. lascia intravedere un momento forte pressione demografica e verosimilmente di una certa integrazione socio-politica. Locri Epizefiri, insomma un sito archeologico unico, (credo il più reale concettualmente come noi intendiamo “santuario” oggi) cioè luogo dove si svolgeva la ritualità individuale e collettiva alla divinità, con tanti templi(santuari), frequentati assiduamente da moltissimi genti autoctoni e straniere, di tutto il Mediterraneo.

   

                                                             Capitolo 2

                                Gli ex voto nel mondo Cristiano

Un anonimo pellegrino di Piacenza che visitò la Terra Santa già nel fine del VI secolo[3], dichiarava di aver visto sul Golgotha Ornamenta infinita: in virgis ferreis pendentes brachialia, dextroceria, murenas, anuli, capitulares, cingella girata, balteos, coronas imperatorum ex auro vel gemis et ornamenta de imperatricis[4] e nella presunta grotta di Betlemme ipsum praesepium ornatum ex auro et argento:diu noctuque intus luminaria.[5]

Nella tradizione cristiana specificatamente, già con l'alto Medio Evo, gli "ex voto"si definiscono, prima sotto forma di ceri e candele di varia grandezza[6](talora delle dimensioni della persona dell'offerente ad “mensuram sui corporis” o, quantomeno, della sua altezza), poi sotto forma di pani o altri cibi del peso del graziato, più tardi ancora,superando qui le precise interdizioni ecclesiastiche che vi riscontravano permanenze pagane, sotto forma di rappresentazioni anatomiche delle parti del corpo graziato, fino ad altre forme, anche di animali od oggetti di vario tipo. 

La tipologia dell'ex voto è molto varia: va dagli ex voto cosiddetti anatomici (braccia, gambe, cuori, organi) eseguiti in cera, argento, oro e altro metallo agli attrezzi ortopedici; dalle tavolette dipinte con la scena del miracolo ai ricami; dagli abiti da sposa e di battesimo alle fotografie; dalle orme dei soldati scampati alla morte in guerra agli oggetti in oro, espressione di un'antica oreficeria locale di tradizione artigianale.

Intorno ai Santuari cristiani più famosi, gravitavano botteghe e banchi di vendita che offrivano modelli prefabbricati di varie dimensioni e tipologie, ma non mancavano argentieri specializzati nella confezione di oggetti più raffinati che discostavano dal modulo standardizzato. La raffigurazione del cuore, simbolo totalizzato della persona dell'offerente, rappresentava l'ex voto anatomico più diffuso. Le botteghe artigiane d’ex voto avevano stampi di varia tipologia di cuori: semplici, fiammato, raggiato, con la tradizionale sigla PRG, P (per) G (grazia) R (ricevuta), con monogramma mariano.

L'ex voto che esprime con più immediatezza e chiarezza l'intervento divino nel quotidiano è senza dubbio la tavoletta dipinta con la scena del miracolo.

Un santuario  senza ex voto, non è un santuario o non lo è pienamente[7]. Cioè  non è quel luogo sacro a cui si conviene come meta di un viaggio, fatto con finalità in vista di ottenere una grazia o di sciogliere una promessa lasciandovi un segno.

Il pellegrinaggio non avrebbe alcun senso senza il miracolo[8].  I fedeli, ancor prima di intraprendere il cammino, stabiliscono con la divinità un  patto: offrono il sacrificio del viaggio e si aspettano in cambio dei favori. Le fatiche e le privazioni autorizzano i pellegrini ad avere con il santo un rapporto diretto e paritario: hanno pagato e in qualche modo possono chiedere. Il santo non può agire come gli pare, è vincolato in qualche modo certi impegni. Molte volte è accaduto che un santo “distratto” sia stato rimproverato, insultato,sostituito senza tanti complimenti con un altro santo più “affidabile”[9]. Anche i santi,da parte loro, non sono pietosi nei confronti di quei devoti che non mantengono fede agli impegni presi[10].

Diversi storie popolari raccontano la triste sorte di quegli sconsiderati che, dopo essere stati miracolati,non avevano ottemperato più alla promessa fatta ad un taumaturgo. Molti pellegrini mantengono fede al patto per rispetto, ma molti vanno in pellegrinaggio anche per paura che il santo possa vendicarsi di loro o annullare il miracolo da lui compiuto.

I miracoli sono riscontrabili dappertutto. I fedeli raccontano le storie straordinarie di cui hanno sentito parlare, che hanno visto o di cui sono stati protagonisti.

Nelle pitture votive esposte sono rappresentati i prodigi compiuti dal santo corredati di firma autografa, fotografia e data. Gli ex voto in cera o argento accatastati nelle sale, testimoniano le decine di miracoli ottenuti per intercessione della Madonna o del taumaturgo.

Gli abitini, deposti negli scaffali, sono la prova di richieste di grazie esaudite, busti di gesso, grucce, carrozzelle e attrezzi medici, ricordano le guarigioni. Lettere e biglietti, affissi ai muri, raccontano fatti meravigliosi che vedono protagonisti fedeli di ogni luogo. Giornalini e agiografie riportano piccoli e grandi prodigi operati dal santo o della Madonna in ogni parte del mondo. Libri del santuario registrano centinaia di deposizioni che attestano cose straordinarie avvenute fuori e dentro il luogo sacro. Si potrebbero dare delle spiegazioni razionali riguardo a tanti presunti miracoli.

 Il cammino verso il santuario, ad esempio, ha un effetto terapeutico sugli ammalati. Mettendo in moto il corpo, vivendo una condizione di libertà, lasciando alle spalle conflitti e nevrosi, i fedeli si sentono meglio. Credendo sinceramente che il peccato sia la causa della malattia, una volta espiata la colpa, avvertono un senso di liberazione e di benessere. La fiduciosa certezza del miracolo induce gli ammalati a credere di stare meglio o di essere guariti. A volte sono la fatica e la stanchezza accumulata durante il viaggio che rendono il corpo esausto e placano ogni dolore[11].

Spesso sono diagnosi sbagliate, guarigioni spontanee o un’attenuazione dei sintomi a far gridare al miracolo. Anche degli interventi del santo e della Madonna in occasione di disgrazie o eventi sfavorevoli, sarebbe lecito dubitare. Rimanere illesi dopo un terribile incidente, salvarsi da un naufragio, scampare ad un incendio, sopravvivere ad un operazione chirurgica, smettere di fumare o di drogarsi, trovare un posto di lavoro o vincere alla lotterie, se per un fedele sono frutto di interventi prodigiosi, possono però spiegarsi anche diversamente.

 La stessa chiesa è molto cauta a riguardo, riconoscendo davvero come miracoli pochissimi tra tali eventi.

Il pellegrino è propenso a credere al meraviglioso, rifiutandosi spesso di dare spiegazioni razionali anche a quei fatti che potrebbe interpretare senza ricorrere al soprannaturale. Egli non assume, di fronte al miracolo, una posizione critica.

Il fedele, come scrive Lèvy-Bruhl a proposito del pensiero primitivo, si rifà a causali mistiche:<< Se è interessato da un fenomeno, se non si limita a percepirlo, per così dire passivamente e senza reagire, egli penserà  subito, come una specie di riflesso mentale, a una posizione occulta e invisibile di cui questo fenomeno è  la manifestazione >>[12].

 

                                          Capitolo 3

                                 Gli ex voto  negli studi

Gli ex voto sono stati studiati, nelle diverse occasioni e secondo le diverse concezioni teorico-metodologiche, come oggetti di devozione, come reperti archeologici, come espressione di arte popolare, come documenti di interesse storico, come particolari forme di reciprocità tra voventi e divinità e come segni di comunicazione, quindi, come messaggi volti sempre a testimoniare devozione e fede verso la divinità per la “grazia” e i “miracoli” da questa concessi.

L'oggetto ex voto costituisce, pertanto, una categoria complessa e articolata; in quanto tale viene interpretato e definito in forme e modi diversi a seconda dei vari studiosi che l' hanno affrontato nei particolari contesti culturali in cui si sono trovati ad operare. L'interesse per gli ex voto, intesi come oggetti devozionali e come oggetti d'arte, nacque nel Cinquecento,in pieno Rinascimento.

 Gli studiosi di quel periodo li inquadrarono nel contesto dell' arte sacra unificando in una comune valutazione ex voto dipinti, riproduzioni in cera e manufatti in metalli preziosi, ascrivibili all'ambito della gioielleria; a tutti veniva attribuita una specifica caratterizzazione e connotazione funzionale ed estetica che li potesse contrapporre ai manufatti definiti di arte profana.

Sul problema ex voto, in particolare, nella seconda metà del Seicento, apparvero alcuni studi che cominciarono a porre la questione della loro antica origine; in pratica, si trattava di ritrovare, nel contesto della cultura materiale dell'antichità che, in quel periodo, cominciava a rinvenirsi con l'esordio dell'archeologia, i confronti con i materiali votivi prodotti da pittori e artigiani del tempo.

Così, per esempio, il canonico Jacopo Tomasino, stupito nel vedere numerosissimi ex voto che decoravano le pareti del santuario della Madonna del Monte Ortona, nel 1699 scriveva il “De Donariis ac tabellis votivis”. Si tratta di un'opera in 47 capitoli, frutto dello spoglio di numerose fonti storiche, nella quale gli ex voto vengono analizzati sotto il profilo filologico e come testimonianza delle antiche civiltà classiche.

Nel secolo successivo, anche l'opera di Giacomo Frey “ Depositio demore diis simulacra membrorum consacrandi” (1746) considerava gli ex voto un reperto archeologico di particolare interesse per capire la realtà artistica e religiosa del mondo antico.

D'altro canto, sempre nel Settecento, il razionalismo illuministico, che arrivava ad elaborare l'autonomia della conoscenza razionale dalla rivelazione della fede, giudicava la religiosità popolare e, quindi, gli ex voto come curiosità ed “errori” a cui erano soggetti i ceti popolari, la cui mente non era stata ancora completamente illuminata dalla ragione.

Da queste premesse e dalla connessa crisi in cui si venne a trovare, nell'Ottocento, la conoscenza razionale per l'impossibilità di andare oltre il fenomeno, come è noto, si approdò alla scoperta del sentimento, che si pensò albergasse soprattutto nel popolo.

Gli ex voto, quali prodotti della cultura popolare, suscitarono particolari attenzioni sotto diversi punti di vista.Fra l'altro, nacquero le premesse per le ricerche e le scoperte archeologiche che, fin dai primi decenni dell'Ottocento, andarono sempre più sviluppandosi con maggiore rigore scientifico che nel passato. Infatti, i ritrovamenti di depositi votivi dell'antichità portarono non solo alla descrizione dei materiali, ma anche a studi più accurati con i quali si cercava di capirne la natura. Mentre lo spirito romantico rivalutava il popolo e il popolare considerando la poesia spontanea come frutto di originalità, di schiettezza, di semplicità e di genuinità.

 In tale concezione venivano inquadrate tutte le forme di arte popolare che, nell'ambito dei prodotti materiali della cultura, trovavano nei manufatti dei comparti dell' artigianato domestico e dei mestieri le espressioni romanticamente più interessanti; queste si contrapponevano sia ai prodotti dell'arte colta, sia a quelli standardizzati ormai realizzati dall'industria.

 Alla fine del secolo scorso, come conseguenza della rielaborazione positivista delle concezioni romantico-populiste e del relativo approdo in campo artistico verso il verismo e il realismo, seguì a livello provinciale il recupero delle identità culturali regionali e la conseguente rivalutazione delle tradizioni locali.Questa tendenza dava sfogo al bisogno, formatosi a livello dei ceti borghesi, di salvaguardare, preservare e conservare tutti quegli oggetti dell'artigianato popolare che rischiavano di andare perduti a causa del loro mancato uso e della fragilità dei materiali utilizzati. Tra questi manufatti cominciarono ad essere considerati anche gli ex voto dipinti, in quanto espressioni di arte popolare, meritevoli di particolare riguardo perché legati alla sfera del sacro e alla devozione dei fedeli verso la divinità dispensatrice di “grazie”. Iniziarono a formarsi delle raccolte private, così come le loro esposizioni pubbliche.

 In Italia, per l'area siciliana, un pioniere attento quanto interessato alla raccolta di manufatti tradizionali e di ex voto, come è noto, fu Giuseppe Pitré che nel 1891-92 realizzò a Palermo la Mostra Etno-grafica Siciliana.    In seguito a questa prima esperienza, nel 1911 fu organizzato a Roma il Congresso di Etnografia Italiana, da cui nacque il progetto del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, nonché la Mostra di Etnografia Italiana, i cui materiali costituirono più avanti il primo nucleo dell'esposizione museale.

I dibattiti che seguirono al Congresso e alla Mostra costituirono una grande spinta per i successivi studi sull'arte e sulle tradizioni popolari. Da più parti si avanzava la richiesta inderogabile di salvaguardare il patrimonio culturale e artistico connesso alla tradizione folklorica. In riferimento allo specifico campo degli ex voto, tra i diversi interventi per la loro tutela finalizzati ad evitarne il degrado, negli anni Trenta, si avviarono alcuni studi che tentavano di realizzare inventariazioni sistematiche. Le raccolte e le documentazioni consentirono di scoprire gli ex voto anatomici che suscitarono interesse fra medici e storici della medicina.

A questo proposito, per esempio, sempre in quegli stessi anni. Lo storico della medicina A.Pazzini[13] presentò all'Accademia dei Lincei una relazione sulle origini e sul significato di tali oggetti votivi, con particolare riferimento al mondo classico. L'importanza del lavoro sta nel fatto che Pazzini, in linea con le teorie di quel periodo, partiva dal concetto dell'uniformità dei processi culturali al fine di individuare la funzione psicologica insita nel dono votivo di una parte del proprio corpo.

Nel medesimo quadro di interessi, ma con finalità diverse, altri storici della medicina si interessarono agli ex voto anatomici con l'obiettivo particolare di scoprire il grado di conoscenza dell'anatomia da parte dei ceti popolari, nelle diverse epoche. Si deve rilevare che le ricerche di quegli anni risentivano di un'interpretazione di tipo evoluzionistico, sicuramente indotta da un certo esclusivismo e rigorismo della Chiesa che collegava gli ex voto e le forme di religiosità popolare in genere al mondo del magico, alla cosiddetta “superstizione”, all'ingenuità della gente semplice.

Così V.Sechi, in un lavoro del 1928, definiva gli ex voto “ricordi spesso ingenui eppur commoventi, offerte che hanno una tradizione antichissima, significazione genuina e profonda della fede del popolo della nostra Penisola”[14].

Quasi nello stesso periodo,in questa stessa ottica, sia pure attenuata da alcune considerazioni a noi più vicine, Giuseppe Vidossi scriveva che “un fondo primitivo magico-religioso è comune agli ex voto di tutti i tempi e di tutti i paesi, non fa meraviglia che il Kriss scopra fondamentali analogie tra gli ex voto italiani e quelli dei paesi cattolici tedeschi”[15].Inoltre egli aggiungeva che “gli ex voto italiani rivelano una primitività della concezione religiosa maggiore che nei paesi tedeschi e si riattaccano in qualche caso a modelli antichi gli ex voto di identificazione, resistono meglio nell' ltalia meridionale”[16]. Da tali valutazioni, ovviamente datate, si ricava la nozione che la pratica dell'offerta votiva veniva considerata, nei giudizi sulla realtà socio-culturale della prima metà del Novecento, come un fatto connesso a un certo ritardo culturale caratterizzante soprattutto le zone meridionali.

Dopo gli studi sugli ex voto raccolti in vari santuari dell'Italia settentrionale, questa interpretazione si rivelò sostanzialmente inesatta, in quanto il fenomeno ex voto trovava identica diffusione in tutte le regioni italiane. Le valutazioni del Vidossi riflettevano le posizioni storicistiche crociane,ormai affermate negli anni Trenta, secondo le quali i “volghi” e il“canagliume”, appartenenti in particolare alle realtà rurali e al Meridione,non erano ancora inseriti al l'interno della grande fenomenologia della storia; per essi la “civiltà” poteva essere al massimo una prospettiva.

Per un dialettologo e germanista come Vidossi, però, non erano tanto importanti i “toni psicologici” delle tradizioni popolari, quanto i “modi” e le “forme” con cui essi si propagavano storicamente tra gli strati sociali. Perciò, la sua attenzione, per quanto riguarda gli ex voto, era rivolta in particolare a conoscerne le modalità di diffusione,modificazione e comunicazione sociale. Una particolare attenzione deve essere riservata all'opera Puglia ex voto, pubblicata nel 1977 e curata dall' Angiuli, sulla continuazione del lavoro iniziato da Toschi, per la cui realizzazione, tuttavia, la ricerca è stata diretta concretamente da Giovanni Battista Bronzini[17]. Nel lavoro compaiono saggi di Ettore De Marco, Anna Maria Tripputi, Enzo Spera e dello stesso Giovanni Battista Bronzini.

Accogliendo le ormai consolidate concezioni gramsciane, si sostiene che la pratica votiva sarebbe un fenomeno da ascrivere unicamente alle classi subalterne, legata a una cultura della miseria accompagnata da un senso religioso ancora connesso al magico, quale unica dimensione in grado di far superare alle popolazioni contadine i quotidiani problemi esistenziali.

Questi concetti, presenti nei saggi di tutti gli studiosi che partecipano all'opera, evidenziano un' acquisizione delle analisi “demartiniane”, anche se, in alcuni casi, abbondantemente filtrate. Nell'opera il tema del magismo, caro a De Martino, per esempio, viene ripreso da Bronzini e collocato tra i segni storici che hanno caratterizzato la cultura popolare meridionale.

Se fino a tutti gli anni Settanta le ricerche sui corpus votivi hanno riguardato soprattutto santuari meridionali, negli anni Ottanta questa prevalenza si è andata modificando, grazie all'interessamento di alcune Soprintendenze settentrionali che si sono poste il problema di inventariare e schedare il patrimonio votivo dei santuari di loro competenza.

Così l'attenzione degli studiosi si è rivolta verso questo vasto patrimonio ponendo, in primo luogo, l' accento sul censimento integrale. In tale quadro, si è riproposto il problema del popolare-rurale, alla luce del fatto che la religiosità dei ceti popolari, nelle aree settentrionali, veniva espressa e rappresentata in modo uguale nelle città come nelle campagne. Nelle ricerche di questo periodo, l'approccio documentario si amplia, in virtù degli apporti che interagiscono tra schede e ricerca quantitativa, quest' ultima agevolata anche da sistemi documentari informatici. Per quanto concerne l' analisi quantitativa, si deve tener presente un lavoro del 1979 di Bernard Cousin[18], si tratta di un' analisi fondata prevalentemente sui dati quantitativi riscontrati negli ex voto soprattutto provenzali e sull' incidenza statistica degli elementi presi in esame, in modo tale da situare gli stessi ex voto nell'ambito della norma o dell'eccezione.

 In Italia l'approccio quantitativo, supportato da un sistema informatico che consente di visualizzare i dati in grafici, è stato proposto da Angelo Turchini nell'opera “Lo straordinario e il quotidiano”[19]. Turchini, occupandosi degli ex voto del territorio bresciano, rileva la grande devozione praticata nelle aree settentrionali, analizza il rapporto committente-pittore, nonchè il rapporto asimmetrico uomo-divinità.

 Un approccio analogo si può riscontrare in un'opera collettanea, cui Turchini ha collaborato nel 1981 e nella quale vengono studiati i dipinti votivi della Diocesi di Rimini[20].

Sempre nel 1981, Laura Borello ha pubblicato un articolo nel periodico Studi Piemontesi[21]. nel quale viene ampiamente affrontato l' importante problema delle botteghe di ex voto e dei relativi artigiani pittori. Si tratta di uno studio interessante, in quanto riesce a mettere a nudo il rapporto committente-pittore, nonché la mediazione che si stabilisce tra proprietario di bottega e vovente. Dalla ricerca emergono i processi di produzione, i tempi di consegna, i prezzi dei dipinti votivi, almeno per quanto concerne l'area torinese in cui la Borello ha condotto l'indagine.

Da questo lavoro si ricava, inoltre, quanto sia stata viva e importante la tradizione votiva nell'Italia settentrionale; ciò è tanto più significativo in quanto il fenomeno lo si ritrova in un grande centro urbano come Torino. Proprio degli ex voto di un santuario torinese tratta un'opera collettanea apparsa nel 1982; sono quelli conservati nel santuario della Consolata[22],dalla cui analisi si ricava che l'ex voto, nel passato, veniva richiesto ed offerto anche in ambienti colti.

 In seguito l'usanza sarebbe stata seguita soprattutto dai livelli sociali popolari con conseguente folklorizzazione. Tuttavia, soltanto con il lavoro di Pietro Clemente e Luisa Orrù, sondaggi sull’arte popolare italiana[23], apparso nel 1983, si ha un particolare contributo nel dibattito sull' arte popolare e nella relativa analisi degli ex voto quali fenomeni sociali religiosi emblematici della prassi devozionale di una grande quantità di fedeli.

Partendo dall'assunto generale che la cosiddetta “arte popolare” è un fatto estetico specifico della dimensione culturale e sociale di produttori e fruitori (così come per le casalinghe campidanesi è “bella”,nel suo ordine interno e funzionale, la casa rurale campidanese), Clemente è dell'avviso che bisogna individuare i codici iconografici che stanno alla base degli ex voto dipinti. Questi, in quanto tali, non essendo mere riproduzioni dal vero,ma traduzioni di un racconto espresso per immagini stereotipe, non possono essere considerati un documento visivo della quotidianità, nè assumere il valore di dono di scambio con la divinità; egli ritiene, infatti, che l'uomo e la divinità si trovino, per loro natura, troppo distanti e l'eventuale loro rapporto sarebbe talmente asimmetrico da non consentire la possibilità di un dono, a causa del fatto che non esiste, nè si può determinare un rapporto di reciprocità tra gli uomini e Dio.

Gli ex voto, quindi, sarebbero da considerare come il segno del debito contratto dagli uomini con la divinità: un debito, fra l'altro, che non potrà mai essere estinto. L'inestinguibilità del debito sarebbe dimostrata dal ritorno ciclico del donatore al santuario,dove la devozione come debito può esternarsi in varie forme: messe, ceri, preghiere, pellegrinaggi,ecc.

Un ulteriore contributo al dibattito sull'arte popolare, nel 1983, viene offerto da Antonino Buttitta con una ricerca sugli ex voto del santuario di Altavilla Milicia nel Palermitano[24]. Egli riprende alcune problematiche affrontate da Clemente nel sondaggio sull' arte popolare italiana e recepisce come validi i concetti di debito inestinguibile e di pittura votiva intesa come arte non realistica ma formulare.Mentre Clemente, per quanto riguarda il realismo degli ex voto,è piuttosto scettico e, quindi, ritiene che essi non possano essere considerati come documenti, Buttitta, invece, indica una fondamentale precisazione: l'ex voto deve essere considerato come un documento della storia culturale e religiosa di una comunità, tuttavia non può essere inteso come documento visivo esclusivo. In particolare la sua analisi,come si vedrà meglio più avanti, mira a cogliere tutti gli elementi semiologici presenti soprattutto nell'ex voto dipinto e che comunicano,secondo un l’oro particolare sistema segnico, contenuti religiosi, culturali e tecniche collettivamente condivisi.

Ciò nonostante, nella loro iniziale proposta, secondo Buttitta, gli ex voto sono espressioni di un evento individuale; essi diventano patrimonio collettivo nel momento in cui vengono esposti nel santuario. Quindi, l'ex voto si presente-rebbe nella sua forma immediata come un “monologo” espresso e offerto da colui che ha ricevuto la “grazia” e in favore del quale la divinità ha fatto il “miracolo”.

Con tale “monologo”,in quanto particolare segno di comunicazione religiosa, infatti, il miracolato intenderebbe convincere se stesso e la comunità che esiste un mondo in cui l'avvento della morte e la potenza del negativo vengono aboliti per sempre sulla falsariga di quella particolare volta in cui l'evento ha provocato il “miracolo” attraverso la richiesta di “grazia”.

Le opere e i connessi problemi, costituiranno oggetto di  diverse posizioni teorico-metodologi che hanno caratterizzato gli studi sugli ex voto dipinti.

Sul fenomeno in esame esiste una vasta letteratura, realizzata in gran parte secondo parametri teorici e interpretativi tra loro differenti, al fine di arrivare ad un quadro storiografico il più possibile coerente con gli interessi e le problematiche etnoantropologiche moderne, ho ritenuto necessario effettuare una selezione delle diverse opere. In tale operazione ho tenuto presenti anche lavori che, sebbene orientati maggiormente verso un'ottica storico-artistica, di fatto, costituiscono, dei punti fermi essenziali nella storia degli studi sull'argomento.

Se noi prendiamo in esame le ragioni della vitalità della pratica votiva, sebbene coesistono comportamenti culturali diversi, negli ambienti urbani, si formerebbero dei crogiuoli comuni di cultura, probabilmente condizionati dai modelli offerti dal consumismo mondiale.

Le popolazioni contadine sarebbero invece più conservative. Esse restano ancora legate alla terra, vanno ancora in pellegrinaggio a visitare i santuari alla ricerca del miracolo come soluzione a problemi considerati irrisolvibili.

Nel quadro del meridionalismo di Ernesto De Martino, aveva pubblicato, nel 197l ”Le feste dei poveri”, approfondendo la problematica sul sottosviluppo materiale e culturale delle popolazioni del Sud. Nei ceti popolari contadini ed urbani del Meridione, l'esperienza religiosa perderebbe ogni funzione carismatica per la salvezza nell' aldilà, mentre si farebbe carico di tutte le frustrazioni morali, psichiche ed economiche derivate dalle condizioni costantemente precarie del presente.

 L'obiettivo immediato che si chiede al santo non è il paradiso, ma la soluzione di problemi di vita; d' altro canto, l'apparato politico-amministrativo di allora non era in grado di risolvere i problemi immediati dei bisogni materiali, ne offriva proposte alternative per sopravvivere con dignità.

La visita al santuario, quindi, si riconfermava, per i ceti popolari, come l'unica soluzione possibile per soddisfare il bisogno di protezione e di aiuto che, sul piano del simbolismo mitico-rituale, la divinità soltanto era istituzionalmente preposta ad appagare.

 In questo quadro esistenziale, si rileva,in occasione della visita ai santuari molti devoti portavano ex voto di tipi diversi:dipinti, attrezzi ortopedici, abiti, fotografie, gioielli, riproduzioni di organi e parti del corpo umano realizzate in vari materiali.

Per cui da sempre gli uomini nei momenti più intensi di crisi, hanno sentito l'esigenza di elaborare soluzioni di tipo mitico e ricorrere a elementi soprannaturali considerati tanto potenti da salvarli con un prodigio. In tale credenza risolutiva delle crisi esistenziali, gli stessi uomini, inoltre, si sarebbero sempre impegnati, una volta acquisita la sensazione di aver ottenuto la grazia, a testimoniare quanto accaduto.

L'ex voto, quindi, costituirebbe una testimonianza,espressa attraverso le immagini o affidata ai più svariati oggetti, che diventa documento non soltanto di quell'attimo prodigioso,ma di una serie di elementi sociali, ambientali, economici.

In numerosi santuari Calabresi, sono conservati e vengono ancora portati molti ex voto. Le scene, siano esse di malattia o di incidenti oppure di aggressioni, vengono raffigurate, sebbene realizzate con abbondanza di particolari, senza utilizzare le fondamentali regole di prospettiva.

 L' unica problematica evidente è costituita dal costante disagio che comunque viene rappresentato nei dipinti.

 Il saggio di Ettore De Marco, nel catalogo Puglia ex voto, costituisce un esempio dei fermenti politico-culturali che si erano andati sviluppando e diffondendo in tutto il mondo occidentale, specialmente in Francia e in Italia, a partire dalla fine degli anni '60 sino ai primi degli anni '80, quando a causa dell'esperienza negativa provocata dal terrorismo venne meno l' impegno politico nel sociale di molti intellettuali che avevano visto, nelle istanze della sinistra, la possibilità di una forte spinta libertaria e di emancipazione sociale. Infatti, il lavoro presenta un'evidente impostazione marxiana, dichiarata soltanto indirettamente, quando De Marco fa riferimento alle concezioni gramsciane su letteratura e folklore, secondo le quali gli ex voto e, in genere, i fatti folklorici non devono essere considerati come elementi “pittoreschi”, come oggetti di una scienza del “pittoresco”, secondo quanto proponeva l'idealismo nelle sue esclusive teorie estetiche[25].

Oltre ad un taglio aperto a scelte politiche abbastanza evidenti,il saggio si propone di cogliere le problematiche sociologiche raffigurate negli ex voto. Questo approccio impone opportune questioni teoriche circa l'esperienza religiosa delle realtà sociali popolari.

Infatti, per quanto riguarda l'esperienza religiosa e il suo carattere di rassicurazione emotiva, De Marco rimanda a due indirizzi di pensiero;

il primo è quello di chiara derivazione marxiana di Thomas F.O. 'Dea  che considera la religione, in quanto conforto di chi è alienato dalla società, come un elemento inibitore della protesta e come forza che ostacola le modificazioni sociali;

 il secondo, più esistenzialista anche se proposto attraverso il filtro populista delle concezioni gramsciane, riprendendo le istanze teoriche di Ernesto De Martino e quelle più recenti di Luigi Lombardi Satriani, considera la religione, o meglio l'accentuazione magica del cattolicesimo popolare meridionale,come una risposta oppositiva e originale delle classi popolari all'assorbimento di elementi della cultura religiosa egemone.

 Così, le offerte di salvezza avanzate dalla religione ufficiale della Chiesa verrebbero sincretisticamente assimiliate e rielaborate da quelle stesse classi popolari. De Marco fa propria quest'ultima proposta aderendo chiaramente alla tesi avanzata, nella seconda metà degli anni '60, da Luigi Lombardi Satriani circa la forza contestativa e oppositiva delle culture  folkloriche nei confronti della cultura dei ceti egemonici[26].

Egli sostiene, infatti, che “nella religiosità popolare è presente, anche se timidamente, un elemento di contestazione, di alterità e irriducibilità rispetto alla religione istituzionale”20. Conseguentemente gli ex voto, in quanto manifestazioni di religiosità popolare, rispecchierebbero i problemi profondi dell'insicurezza collettiva e funzionerebbero anche come indicatori di situazioni di emarginazione sociale, di condanna e di privazione. La Chiesa cattolica, in quanto organizzazione religiosa istituzionale ufficiale ed egemone, secondo questa tesi, da un verso ha interpretato la religiosità popolare come ad essa antagonista, dall'altro ha cercato di realizzare una sorta di“cristianizzazione del paganesimo”.

I fedeli che si recano al santuario a portare ex voto farebbero parte, secondo De Marco, di quella realtà socio-culturale chiamata da De Martino “cultura della miseria”, che vive il rapporto con la divinità,e quindi con il fenomeno votivo, come l'unica forza disponibile, ritenuta in grado di risolvere i problemi della quotidianità. Il valore documentario degli ex voto è, per lo studioso,un dato evidente; in essi è riportata in forma riflessa soprattutto la vita delle classi popolari; per questo motivo volutamente non prende in considerazione gli ex voto offerti dalla borghesia e dalla nobiltà.

La giustificazione dichiarata di questa scelta è esclusivamente quantitativa; gli ex voto offerti dai ceti meno abbienti sono prevalenti come numero rispetto agi altri offerti dai ricchi.

Egli osserva, inoltre, che i contenuti riprodotti nelle tavolette sono fortemente “concreti”; sono espressione di un realismo che è “immediatamente riferibile alle esperienze di vita degli oranti che implorano i favori della divinità o che ringraziano per averli ricevuti: favori i cui contenuti possono apparire estremamente ingenui”, ma che testimoniano la “cultura della miseria”.

Il tutto espresso con sintetismo lirico, continua De Marco accogliendo esplicitamente le ana1isi estetiche di Toschi e Penna,con semplificazione di linee, di colori e di volumi, con certe “esagerazioni” dovute agli impulsi emotivi, con la materializzazione dei movimenti, dei suoni e delle idee, con la stilizzazione e la ripetizione di linee, di figure e di macchie, a scopo intensivo e ritmico[27].

 In tale senso i temi delle tavolette rispecchierebbero, a suo parere, la realtà popolare con tutta la drammaticità della miseria sociale che l'ha storicamente caratterizzata. Negli ex voto pugliesi, sono sociologicamente rappresentati in forma ricorrente i seguenti temi: “Il rientro dai luoghi di emigrazione, l'essere scampati alla malattie causate dall' assoluta carenza di assistenza, a un naufragio, all'assalto di animali, a un incendio,a un fulmine, avere avuto finalmente giustizia da un tribunale”[28].

Si tratta di problemi sociali ed esistenziali che da sempre hanno costituito una parte importante della cultura dei ceti subalterni meridionali.Gli ex voto, in quanto contestualizzati nella realtà sociale meridionale, “assumono un preciso significato nel nostro Sud, dove il persistere di temi magici è il riflesso ideologico e di costume di un difetto di energia civile: un difetto che si va riducendo, ma è ancora tanto diffuso e per il quale si fa troppo poco perchè il nostro futuro sia diverso. Occorre perciò precisare secondo una chiara denotazione politica che anche l'ex voto contrassegni la privatizzazione dell'esperienza umana, in questo caso religiosa, che, se è segno di rifiuto storico della classe subalterna, spesso tentato, talvolta riuscito, nei confronti della religione di chiesa, è anche disimpegno; rapporto diretto con la divinità che annulla la relazione sociale, con tutte le conseguenze”[29].

 

                                       Capitolo 4

                                 L’ arte negli ex voto

     1.1   L’arte popolare

I lavori sull'arte popolare di Paolo Toschi, ispirati dalle problematiche estetiche allora in auge, come conseguenza del diffondersi delle concezioni crociane, costituirono dei punti fermi che esercitarono un particolare influsso su alcuni demologi del periodo successivo. Nel 1942 Toschi scrisse, sulla nota rivista “Lares”, un saggio sulla Mostra d’Arte Religiosa Popolare a Venezia e nel 1945 pubblicò il lavoro Saggi sull'arte popolare nel quale, fra l'altro, dedicava due sezioni agli ex voto: l'arte popolare negli ex voto e Segni di fede nell'arte popolare italiana[30].

In seguito curò la guida al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma che, inaugurato sotto la sua direzione nel 1956, in pratica costituì la realizzazione del progetto avanzato nel Congresso e dalla Mostra di Etnografia Italiana del lontano l911. Nel 1960, con la pubblicazione del volume Arte popolare italiana Toschi propose, in modo sistematico, i caratteri generali e i valori estetici dell'arte popolare che egli considerava come espressione del “tono psicologico” e dell'intuizione lirica del sentimento popolare. Infatti, in questo modo, nell'arte popolare coglieva soprattutto i seguenti elementi estetici: la semplificazione di linee di colori, di volumi; l'esagerazione, la materializzazione di movimenti, di suoni, di sensazioni, di idee; la stilizzazione, che si vale della tendenza al sintetismo e alla semplificazione per creare elementi decorativi precisi;la ripetizione di linee,di intere figure e di macchie di colore,usate a scopo intensivo e ritmico[31].

Intanto si sviluppava un nuovo dibattito sulla salvaguardia del patrimonio culturale; venivano così stimolate le diverse istituzioni pubbliche a tutelare, con forme adeguate per i diversi settori, i particolari reperti e materiali. In relazione agli ex voto, ciò fu indotto anche dalle attenzioni che essi avevano ricevuto con la valorizzazione privata la quale aveva portato ad una ininterrotta serie di furti in conseguenza dell' indifferenza che lo Stato e la Chiesa avevano avuto verso questo genere di patrimonio, fra l'altro spesso sottovalutato sul piano estetico dalla critica ufficiale.

In quest’atmosfera, nel 1965, grazie anche al patrocinio del C.N.R., Paolo Toschi iniziò la ricerca sulle tavolette votive italiane con lo scopo di realizzare un inventario, il più completo possibile, mediante una schedatura particolareggiata. La ricerca non fu mai portata completamente a termine; tuttavia, il messaggio per affrontare il problema fu recepito da vari studiosi ed enti; un certo numero di Soprintendenze ai Beni Culturali, per esempio, cominciò ad occuparsi della schedatura dei corpus votivi nel territorio di propria competenza. L'iniziativa costituì, di fatto, l'avvio di una grande opera di scoperta e catalogazione di un vasto patrimonio fino ad allora trascurato oppure oggetto di interessi inadeguati.

Gli ex voto erano stati dimenticati o sottovalutati soprattutto da quelle strutture pubbliche preposte, per la loro funzione istituzionale,ad interessarsi e a tutelare i cosiddetti “beni culturali” del settore etnografico. Nell'indagine di Toschi, il numero di tavolette schedate fino al 1970 aveva superato le 10.000 unità; in quello stesso anno veniva pubblicata la sua fondamentale Bibliografia degli ex voto italiani, divisa in due sezioni, per autori e per località[32]. Ma fu in un'opera del 1971, nella quale si avvalse della collaborazione di Renato Penna per la parte illustrata, che Toschi collegò tutte le sue precedenti istanze teoriche riguardanti l'arte popolare con l'analisi sugli ex voto. Nel volume Le tavolette votive della Madonna dell'Arco[33], infatti, egli analizza gli aspetti e i valori estetici delle tavolette secondo i caratteri generali che aveva impiegato per fissare quelli dell'arte popolare, già proposti nel precedente lavoro sull'arte popolare. Le tavolette votive perciò sarebbero degne di essere analizzate anche da un punto di vista iconografico,proprio grazie al filone di studi sull'iconografia popolare inaugurato dallo stesso Toschi e da Bertarelli, relativamente al campo specifico delle stampe popolari.

I lavori di Toschi sull'arte popolare sono caratterizzati da un approccio teorico-metodologico definito da diversi studiosi come eclettico.

Al riguardo Pietro Clemente[34] osserva che tale approccio nasce dall'incontro tra l'influenza delle categorie crociane(per esempio il concetto di tono psicologico delle creazioni popolari,che sono popolari in virtù di tale tono e non per connotazione sociale), la tradizione romantica degli studi demologici e una notevole capacità di proporre stimoli innovativi dal lavoro diretto sui materiali.

Nella concezione estetica, Toschi considerava l'arte popolare confrontabile, seppure attraverso canoni psicologici ed estetici diversi,con l'arte colta. Nel lavoro Arte popolare italiana, egli aveva sintetizzato tale questione articolandola in due punti ormai famosi: “Primo, l'arte popolare si differenzia dalla grande arte solo per tono psicologico e gli antecedenti culturali da cui nasce. Ingenuità, semplicità, ignoranza improntano di se l'arte popolare, mentre la grande arte nasce dalla profondità di pensieri, da vastità di concezioni e di cognizioni e dalla padronanza dei mezzi espressivi, anche sotto il punto di vista tecnico e professionale. Secondo e di conseguenza, in linea puramente estetica, l'arte popolare può avere lo stesso valore assoluto della grande arte; raggiunge, sia pure attraverso scorciatoie e sentieri nascosti, cime d'eguale altezza”[35]. Con tale nozione Toschi si poneva in un certo dissenso nei confronti di Croce, alla cui concezione estetica, faceva riferimento teorico.

Nell'opera sugli ex voto della Madonna dell'Arco, riprendendo quanto altri studiosi avevano affrontato da un punto di vista storico, Toschi confrontava la pratica votiva attuale con quella del periodo romano,recuperando così le citazioni dei classici a proposito delle “tabellae pictae”. Inoltre, pur dando la giusta importanza all'antecedente del voto (ovvero a quei fenomeni tecnici e devozionali che precedono l'esposizione santuariale delle tavolette dipinte) cercava un collegamento con l'antichità nell'usanza dei romani di andare in giro, dopo aver fatto dipingere l'ex voto, per questuare il costo del dipinto, proprio come fanno ai giorni nostri.

Lo stesso attuale modo di portare in pellegrinaggio la tavoletta al santuario, appesa al collo mediante un nastrino azzurro, sarebbe identico a quello usato nell'antichità. Altra similitudine rilevata e confrontata tra presente e passato, sarebbe l'assenza d’omogeneità di stile negli ex voto. Al riguardo, egli riteneva superficiale la somiglianza tra i dipinti votivi di diversa area geografica e di diverso periodo storico; ad un esame approfondito sarebbe possibile constatare differenze di stile, di gusto e di colori,variabili da secolo a secolo e da regione a regione. Questo si sarebbe verificato in quanto “in ogni epoca la produzione votiva è influenzata dalla pittura di ispirazione religiosa e dall'arte fine, a cui corrisponde una cultura figurativa aulica e ufficiale, e una maniera grossa a cui corrisponde un linguaggio meno colto, ma ricco di fascino, dal disegno più rozzo e dai modi più semplici e sciolti. La differenza che passa tra queste due maniere di intendere la pittura votiva, è forse la stessa che passa tra la poesia dotta e quella popolare”[36]. La particolare attenzione rivolta da Toschi all'aspetto iconografico della tavoletta, e più tardi ripresa anche da altri, portò a studiare l'ex voto dipinto come documento visivo dell'evoluzione del costume, del mobilio, degli attrezzi da lavoro, dei mezzi di trasporto.

Il lavoro del Toschi, le conseguenti teorie e le metodologie sull'arte popolare, com’ è facile intuire, influenzarono abbondantemente le successive ricerche sugli ex voto che, dal secondo dopo guerra in poi, rientrarono nell'ampio dibattito intorno alla nozione di “popolare” e di “arte popolare”. S’ inserivano in tali discussioni anche le proposte derivanti dalla dicotomia “egemone-subalterno” di derivazione gramsciana, secondo la quale il “popolare” costituirebbe la risultante di dislivelli sociali. Nello stesso contesto di confronti teorico-metodologici degli ultimi decenni si collocavano le istanze di impostazione linguistico-semiologica che consideravano i fenomeni artistici popolari come espressioni “segniche” e, quindi, come simboli funzionali alla comunicazione sociale.

  L'arte popolare e quella cosiddetta primitiva, tra le quali venivano fatti i confronti e i paralleli sino agli esiti chiarificatori dei recenti dibattiti, avevano subito le conseguenze di alcuni “luoghi comuni”, frutto di pregiudizi retaggio del passato, poi diventati classici, e di un'ottica etno-centrica elaborata dalla cultura occidentale nei confronti delle diverse arti cosiddette “minori”. Ad esse si attribuivano la mancanza di personalità individuali, cattive esecuzioni o “errori” formali e di contenuti, l'assenza di giudizi soggettivi sulla qualità dei prodotti. Dal canto suo la riflessione teorica etno-antropologica, di fronte a tali posizioni euro-centriche, già da tempo, in altri ambienti intellettuali europei aveva cercato di assumere una posizione critica. Per esempio, il problema della figura dell' artista e della creazione autonoma, nell'ambito del popolare o del folklorico, come è ormai noto, fu ripreso da P.Bogatyrev e R.Jakobson per chiarire che la realtà folklorica andava inserita in una dimensione collettiva, intesa come langue e a sua volta regolata da un insieme di convenzioni accettate da una data comunità.

Il fatto folklorico e, quindi, anche l'arte popolare risulterebbe perciò un fatto extrapersonale; vivrebbero di una vita puramente potenziale e l'apporto individuale dell'artista sarebbe da paragonare all'apporto di coloro che creano le parole, ovvero il linguaggio individuale che, però, avrebbe la forza e il canale per diventare langue, cioè espressione collettiva.

Se le innovazioni individuali rispondono alle esigenze della comunità e anticipano l'evoluzione regolare della langue, esse verrebbero socializzate e diventerebbero fatti sociali comunitari.

Questo processo di accettazione o rifiuto fu definito,dai teorici della linguistica strutturale, come “censura collettiva”, in quanto gli apporti individuali verrebbero accettati solo se funzionali alla comunità. Da parte sua l' individuo sarebbe cosciente che i suoi apporti devono essere accettati dalla stessa comunità; per questo motivo l'individuo stesso cercherà di produrre i messaggi tra i quali anche gli ex voto che possono essere accettati dagli altri, mettendo in pratica un autocontrollo preventivo[37].

In questo quadro teorico, si collocano anche le proposte di J.Mukarovsky sull'oggetto artistico quando sostiene che “qualsiasi oggetto e qualsiasi fatto (sia un evento naturale,sia un' azione umana) possono essere portatori della funzione estetica”[38]. La differenza tra arte e fenomeni puramente estetici, quindi, consisterebbe nel fatto che, nell'arte, la funzione estetica sarebbe fondamentale, mentre al di fuori di essa, quando è presente, avrebbe una posizione secondaria.

Nell'artigianato cosiddetto artistico, per esempio, si verificherebbe una dialettica tra funzione estetica e praticità degli oggetti d'uso, mentre “nell'arte religiosa esistono due funzioni dominanti, delle quali l'una, quella religiosa, fa della seconda, l'estetica, un mezzo per la propria realizzazione; si tratta quindi di una certa contaminazione, più che di una gerarchizzazione delle funzioni”[39]. Pietro Clemente, ha rilevato su queste valutazioni estetiche, che si individuano dati folklorici soprattutto nel contesto rurale.

 Da qui sembrerebbe che tali dati possano essere studiati soltanto come fatti a se e autonomi, scissi da rapporti con i modelli colti, evidentemente da individuare nelle realtà urbane[40]. Una soluzione, percorsa da numerosi intellettuali, fu ricavata dai parametri del materialismo storico rielaborato da Antonio Gramsci, le cui opere cominciarono a circolare dalla fine degli anni Quaranta, suscitando interesse e nuovi fermenti teorici.

Come più volte è stato riportato, il religioso popolare, secondo Gramsci, rappresentava “la concezione del mondo e della vita, implicita in grande misura, di determinati strati della società, in contrapposizione con le concezioni del mondo ufficiali delle parti più colte della società storicamente determinata”[41]. Tale concezione, nello stesso tempo teorico-metodologica e politica, dal secondo dopoguerra ad oggi ha determinato importanti risultati nel campo della ricerca teorica etno-antropologica.

Per quanto riguarda l'argomento ex voto, in primo luogo, è necessario premettere che i nuovi studi sull' arte popolare hanno consentito che, dagli anni Sessanta in poi, l'oggetto votivo venisse valutato più attentamente sia sotto il profilo artistico che su quello etno-antropologico.

Dal punto di vista storico-artistico ritengo sia opportuno partire dall'organica sintesi e dalle novità proposte nel noto lavoro di Ciarrocchi e Mori, Le tavolette votive italiane, apparso nel 1960[42]. In quest'opera, i due studiosi riconoscono come merito agli studi sull'arte primitiva e popolare l'aver riservato l'attenzione all'oggetto votivo. Restando dentro una prospettiva storico-artistica, essi avanzano la proposta di far derivare le tavolette votive non già dalle pratiche votive pagane legate al magico, quanto dalla pittura delle predelle delle pale d'altare. Oltre alla rispondenza iconografica e geometrica, Ciarrocchi e Mori adottano gli opportuni confronti con le corrispondenti espressioni artistiche dei diversi periodi storici e, in particolare,con quelle del Quattrocento, periodo in cui si sarebbe verificato il fenomeno delle predelle e il connesso inizio degli ex voto dipinti presenti nei santuari cristiani.

Altri influssi iconografici sarebbero mutuati, secondo i due studiosi, dalle miniature, dalle stampe popolari e dalla pittura civile senese. Una novità interessante del loro lavoro riguarda l'individuazione degli influssi della Riforma e della Controriforma nell'evoluzione iconografica dell'ex voto dipinto, nel cui ambito cercano di cogliere le modalità d’azione dell'elemento egemone sul subalterno. Un'ulteriore novità consisterebbe nel classificare come ex voto soltanto le manifestazioni di ringraziamento per grazia ricevuta, escludendo quelle per richiesta di grazia.

Il lavoro di Ciarrocchi e Mori, inoltre, ha inaugurato una nuova proposta editoriale, quella delle pubblicazioni illustrate, con schede dei singoli dipinti, con notizie storiche e commenti sulla devozione popolare. Non si deve inoltre trascurare che questo è stato il primo studio, e resta ancora uno tra i pochi, ad aver affrontato gli ex voto dipinti di tutta Italia, mentre la maggior parte prende in esame corpus votivi di un unico santuario o, al massimo, corpus di una determinata regione.

 In sostanza, si può affermare che l'opera rappresenta una sorta di spartiacque negli studi sugli ex voto, così come, appena un anno prima nel 1959, il lavoro di Francesco Alziator sul santuario di Bonaria a Cagliari aveva costituito una prima attenzione sugli ex voto presenti nei santuari sardi[43].

Si deve rilevare, però, che Alziator, in coerenza con certe teorie allora dominanti, parla di base magica degli ex voto, di infantilismo tecnico e di pittura mancata, nonchè del proposito di conservare nei musei i patrimoni votivi per salvaguardarli dai furti e dalla distruzione, sebbene già nel 1957 Kriss-Rettenbeck avesse fatto notare l' importanza del santuario quale naturale contenitore degli ex voto.

Nel 1961 fu pubblicata l'opera di Novelli e Massacesi “Ex-voto del Santuario della Madonna del Monte di Cesena”[44] nella quale sono presenti gli influssi delle nuove tendenze interpretative. Le schede che accompagnano la documentazione iconografica costituiscono la struttura fondamentale del lavoro di ricerca. I due studiosi condividono la tesi di Ciarrocchi e Mori nel far derivare la pittura votiva dalle predelle e dalle pale d'altare quattro-cinquecentesche. Inoltre, fanno un resoconto della devastazione e del restauro degli ex voto così come della loro sistemazione in apposite bacheche, nel rispetto di quel filone di pensiero che attribuisce al dono votivo la pienezza del proprio significato solo all'interno dei rispettivi santuari dei quali è importante ricostruire la storia. Essi svolgono, inoltre, un'attenta analisi sull'iconografia e sui caratteri pittorici degli ex voto. Infine presentano il problema dell'individuazione degli artigiani artisti e delle loro scuole e negano l'omogeneità  iconografico-stilistica tra gli ex voto di regioni e periodi differenti.

 

     1.2  Gli ex voto fotografici

Le moderne tecniche di riproduzione di immagini, come la fotografia e la cinematografia, hanno determinato da tempo una certa trasformazione nella semiologia delle rappresentazioni visive. Si sono così modificati non soltanto i gusti percettivi, ma anche i linguaggi della comunicazione visiva.

I canoni tradizionali delle prospettive e dei punti di vista dell'osservatore e dell'osservato si sono adeguati alle possibilità dei nuovi mezzi tecnici, molto più audaci di quanto fino ad allora non fosse stato un osservatore normale interessato da intenti pittorici.

Fino all'avvento della fotografia e del cinema la riproduzione visiva si era adeguata a modalità tecniche consolidate, ai linguaggi e indirizzi estetici propri dello specifico pittorico. Le nuove tecniche, invece, osavano e indagavano secondo dimensioni e prospettive inconsuete al semplice occhio umano.

Nella rappresentazione del sacro queste nuove tecniche sono state ben presto diffuse e utilizzate, fra l'altro, per realizzare gli ex voto dei numerosi santuari. Sebbene i primi ex voto fotografici risalgano agli inizi del Novecento, essi sono stati finora poco studiati. In un primo momento ciò sarebbe dipeso dal fatto che sono stati considerati come espressioni estetiche scadenti e trascurabili, rispetto a quelli dipinti che, in quanto espressioni di arte popolare, venivano inseriti comunque nel quadro positivo dei fenomeni artistici.

 “La diffusione del mezzo fotografico ha causato un cambiamento profondo nel rapporto che intercorre tra committente, cioè tra chi delega un artigiano pittore a illustrare, visualizzare e tradurre in immagini un avvenimento, una storia personale, quale può essere una malattia o un incidente, o altro ancora, e chi poi, quel fatto, quella storia ascolta e su quella storia interviene piuttosto profondamente trasportandola in immagini secondo la capacità di realizzarla visivamente, pur restando all'interno di precise regole e stereotipie formali e di linguaggio”[45]. Nella realizzazione dell'ex voto fotografico,il racconto della vicenda non viene mediato e interpretato dall'artigiano pittore, ma dallo stesso protagonista o da qualcuno che gli sta molto vicino (per esempio un parente o un amico) che realizza la fotografia. A questo proposito Spera scrive che “molto spesso la fotografia è commissionata a un professionista o a un dilettante,amico o parente,possessore di un apparecchio fotografico, che esegue semplicemente la foto,a volte ignaro dell'uso che ne deve essere fatto(foto di persona in piedi in uno studio fotografico,o a mezzo busto formato tessera,oppure è chiamato “sul posto” a documentare un incidente o la malattia di un cavallo. In entrambi i casi il fotografo, dalla sua immagine, non rimanda certamente al contenuto del fatto che poi viene narrato e descritto minuziosamente in un foglio a parte aggiunto alla foto, o appena abbozzato a matita o con i pastelli colorati”[46].

All'immagine fotografica è quasi indispensabile, unire il racconto scritto della vicenda, al fine di fornire senso all'eventuale stereotipo fotografico. Il racconto può essere scritto dallo stesso protagonista in forma immediata; altre volte a scrivere è un'altra persona che trasporta la narrazione perdendo un po' di smalto e seguendo forme di tipo ufficiale.

In pratica l'ex voto fotografico, forse più di quanto non fosse quello pittorico, costituisce un documento ufficiale di cronaca, una testimonianza diretta “la cui stessa ufficialità è riscontrabile nelle immagini fotografiche,nei primi piani,a mezzo busto o a figura intera; sono immagini sempre presentate frontalmente, ed è la stessa frontalità ricorrente proprio negli schemi del linguaggio degli ex voto dipinti e di tutta l'arte popolare”[47]. Con esso si produce una sorta di autocertificazione di ciò che è avvenuto; pertanto “ l'immagine della foto a mezzo busto, formato tessera, con tutte le parti del viso ben visibili, è come un’autentica personale di un documento in cui è attestato un avvenimento, un fatto di cui il personaggio dà piena e diretta testimonianza”[48].

Quindi, come attualmente gli ex voto fotografici abbiano assorbito e rielaborato,secondo le nuove esigenze, tutti i linguaggi tradizionali delle rappresentazioni visive connesse all'immaginario magico-religioso.

Inoltre, nella riproduzione fotografica, lo stesso immaginario “pare si sia rafforzato e rimotivato, ponendosi, a volte, nelle sue strutture espressive e concettuali, in posizioni più arcaiche rispetto alla formazione dello stesso dipinto votivo di cui è uno degli esiti attuali”[49]. Approfondendo l'analisi formale e dei contenuti, si hanno due fondamentali distinzioni tra fotografie ex voto ed ex voto fotografici. Il primo tipo è formato da normali fotografie a ritratto che, in genere, non sono realizzate in modo determinante per composizione votiva, anche se, nel passato, spesso la destinazione votiva costituiva motivo per la loro esecuzione[50]. L'altro tipo, gli ex voto fotografici, invece, è costituito da un'immagine che è elemento figurativo unico che non interagisce con il resto della composizione, spesso molto scarna. Il racconto e la spiegazione del fatto sono affidati ad un testo scritto.

Secondo Spera “in questo caso, la fotografia che può essere lo stesso miracolato, assume il ruolo di attestazione figurale, sul tipo della tessera di riconoscimento, della presenza ed esistenza reale del soggetto-oggetto della narrazione scritta o altrimenti espressa”[51]. Spera sintetizza il fenomeno ex voto, gli aspetti sociali, funzionali e quelli più strettamente connessi al sacro.

 Per esempio, a proposito del rapporto vovente-divinità, egli sostiene che “la confezione e successiva esposizione pubblica e donazione di un ex voto è interpretabile come un tributo, un riconoscimento che necessariamente deve essere corrisposto all'altro dall'umano, al Santo o alla Madonna particolare a cui è ricondotta la liberazione da un male; è un atto dimostrativo e al tempo stesso di confessione pubblica, e per questo in se socializzante, di un cambiamento di stato, della ricezione di un segno. La liberazione dal male o la protezione ricevuta in una disgrazia non è solo un avvenimento, un fatto personale, un rapporto limitato ad un individuo ed alla sua ristretta cerchia di interessi, è una realtà comune a cui partecipano tutti gli individui che si riconoscono in un comportamento comune, quale, appunto,può essere la partecipazione ad un pellegrinaggio o la frequenza ad un Santuario, individui che hanno un comune bisogno di fissare di volta in volta il divino, il sovrannaturale evocato tra loro come presenza reale proprio nel senso stesso e nel significato dell'offerta di un oggetto votivo”[52].

Insieme agli ex voto fotografici ci sono la presenza, in numerosi santuari, di altri e diversi fenomeni devozionali quali iscrizioni, cuori e mani disegnate o graffite nell'intonaco dei muri; sarebbero, a suo parere, “espressioni e modi interpretabili, oltre che riferibili a una sorta di archetipo di comportamento di natura mistica e magica, nel loro più diretto e ancora attualmente valido valore di semplice testimonianza di presenza”[53]. Le impronte delle mani, le iscrizioni incise alle pareti, così come tutti gli ex voto, in generale, presupporrebbero un “comportamento sintetico e simbolico elementare, una comune gestualità, un identico tentativo e volontà di lasciare una traccia di presenza personale in un luogo, acquisito, partecipato e trasmesso come particolarmente significante e privilegiato in cui l'umano è interlocutore dell'altro da se. Dal momento in cui un individuo segna, con la traccia della sua reale presenza avvenuta in quel luogo, egli è presente costantemente all'interno del perimetro magico in cui il convincimento collettivo ritiene e vuole che risieda il potere e la divinità stessa”[54]. La conclusione alla quale si giunge anche con questo genere di ex voto è la stessa; il rapporto tra vovente e divinità è di tipo personale.

A questo proposito Spera afferma che “i nomi, le date della visita compiuta, le località di provenienza, iscritte nel profilo di una mano) o delimitate da un disegno a forma di cuore,acquistano il valore preciso di riferimento alla persona che ha compiuto l'iscrizione e di fissione di memoria valido in eguale misura, nella sua precisa funzione di promemoria, tanto per il devoto, quanto per la collettività, e soprattutto per l'essere sovrannaturale, per il Santo, per la Madonna a cui quel santuario è intitolato”[55].

 

      1.3 Ex voto in semiologia

Gli ex voto dipinti, in particolare, in quanto immagini, rientrano secondo Bernard Cousin nell'ambito della semiologia per la possibilità propria della disciplina di adottare un metodo che ne consente la scomposizione al fine di separarne i diversi livelli di significati. Perciò egli si orienta verso confronti utili, specialmente con l' immagine pubblicitaria e con le affissioni murarie che, come l'ex voto, rappresentano dei messaggi iconici portatori di significati, destinati a “parlare”al pubblico.

 La semiologia, pertanto, solleva il problema del rapporto tra immagini e testi scritti che costituisce l'essenza dell'ex voto dipinto da quando questo ha ceduto il posto, alla fine del XIX secolo, alla semplice espressione scritta[56].

Le problematiche di struttura, di modello e di livello di pertinenza, costituiscono i campi di indagine dei semiologi e possono essere di stimolo per gli storici. Esse presentano, però, diverse difficoltà, in quanto la semiologia tenta di definire la legge di un genere e poi finisce per arrivare a generalizzazioni affrettate .

Bernard Cousin tenta, quindi, di conciliare l'esigenza prevalentemente sincronica, specifica della semiologia, con quella diacronica,caratterizzante le ricerche storiche che non possono evitare la fenomenologia degli avvenimenti anche quando si cerca di far risaltare quelli costanti, considerati “emergenti” e “determinanti”, rispetto agli altri che fluiscono nella storia in modo individuale.

In questo quadro teorico-metodologico Cousin cita le concezioni semiologiche di Ronald Barthes, inaccettabili per uno storico, in quanto tenderebbero ad eliminare al massimo gli elementi diacronici, poichè il “corpus deve coincidere con una condizione del sistema, uno spaccato della storia”[57]. Si trova, mentre, abbastanza d'accordo con B.Lamarche e G.Vadel, i quali tentano di dare una “funzione significante all'immagine votiva”.

Così l'ex voto sarebbe anzitutto racconto, in immagini, del pericolo, ma di un pericolo banalizzato poichè scongiurato. Quindi, l'ex voto non sarebbe generatore d'angoscia, ma di speranza e serenità che verrebbe espressa dalla rappresentazione dell'elemento celeste. Quest'ultima costituirebbe la vera firma dell'ex voto, in sostituzione della firma del pittore[58].

Al riguardo Cousin sostiene che esiste, specialmente nel XIX secolo,un cospicuo numero di ex voto firmati dai pittori e che la presenza o l' assenza della firma sulla tavoletta sembra piuttosto dipendere da pratiche pittoriche, che si evolvono secondo le epoche e gli ambienti, piuttosto che da una funzione simbolica[59]. Nella rassegna degli studi francesi sulla semiologia degli ex voto, Cousin riporta i contenuti di un saggio che Jean Arrouye ha pubblicato negli Atti del “lo Congresso della Società di Scienze dell'Informazione e della Comunicazione”, svoltosi a Compiègne nell'aprile del 1978.

A suo parere, la proposta semiologica di Arrouye si fonda soprattutto sulle eccezioni anche quando sono supportate da una grande quantità di esempi, tratti da una vasta documentazione. Infatti, la definizione di ex voto che Arrouye propone non offre niente di nuovo se non l'inquadramento dello stesso ex voto in un alone funzionalistico, nel quale avrebbe una doppia “funzione” di offerta e di comunicazione, tra fedele e protettore.

Questo rapporto, inoltre, costituirebbe l'aspetto più importante del dipinto, in quanto rappresentazione del patto tra vovente e santo. Nello stesso tempo, però, sarebbe anche un esempio da indicare al pubblico dei fedeli[60].

Senza dubbio queste considerazioni non offrono nessun nuovo contributo a quanto altri studiosi avevano da tempo individuato negli elementi dei dipinti votivi.

Sono, invece, da condividere le critiche di Cousin ad Arrouye quando questi afferma che l'ex voto avrebbe la capacità di spiegare e far apprendere ai fedeli la nozione di “Redenzione” un concetto che Cousin giustamente ritiene di difficile comprensione in quanto costituisce una prefigurazione di ordine spirituale l'obiettivo di ricordare il momento in cui il miracolo la renderebbe attuale nell'esperienza temporale[61]. Questa funzione, infatti, sradicherebbe gli ex voto dalla specificità della religione popolare che rappresenta la base del loro significato. L'ambito in cui essi devono essere collocati, per Cousin, è la religione vissuta dai donatori e il santuario dove sono stati esposti, sebbene la Chiesa li abbia tollerati con reticenza a causa della loro natura eterodossa evitando, comunque nell'arco di tre secoli, di cambiarne la tradizione ed intervenendo soprattutto nella pratica e nella loro sistemazione nei santuari[62].

     

      1.4  Ex voto nell’arte contemporanea

Nella contemporaneità devo citare un artista  Joseph Beuys, che attraverso il ricercare nell’arte  un livello in cui l’arte usa la lingua del cuore, che è affine alla preghiera, a trovato molti seguaci.[63]

In questo tempo,nell’era della globalizazione  e del consumismo può capitare di vedere, nel cuore di New York, nel quartiere di Lower East Side nelle aree non costruite, dei piccoli giardinetti costruiti con recinti  protetti con la rete, fatti con bottiglie di Coca Cola e divani e sedili di automobili ,usati come panchine.

Tutto fa pensare ad un luogo della memoria,mistico abbellito e curato, con puttini dorati e materiali d’arredamento di recupero, o come il giardino con un altare, o un altro fatto con molte staccionate e una bella madonna su un altarino. E’ una pratica del recupero, contemporanea e metropolitana che non ha annientato il senso magico, che esiste come conseguenza dell’immigrazione, in questo caso portoricana.

Proprio nell’arte non si può buttare a mare un’identità di un popolo in nome della omologazione, ne era consapevole Pasolini, ne  è un simbolo quando la serva mistica viene seppellita dalla scavatrice in Teorema.[64]

Al di là dei conformismi e delle mode il Sacro non è mai stato assente nella cultura del nostro secolo, che fosse collegato con la cultura popolare, o addirittura si riallacciasse alle origini primitive e mitologiche, come nel caso di Thomas S. Eliot, nei cui racconti riemergono continui richiami   ai miti di morte e di rinascita della natura e di Dio, in ambientazioni borghesi come “Coctail Party”, il cui messaggio essenziale è proprio l’incapacità dell’immaginazione di concepire lo spazio in forma religiosa che porta la civiltà contemporanea allo sfacelo e al caos[65].

Sono state proprio le arti figurative, in questo secolo, le più autonome nei confronti del Sacro;

la perdita del loro impiego nella sfera religiosa ha permesso la loro emancipazione almeno quanto l’invenzione della macchina fotografica.

Nello stesso tempo, proprio questi due fattori hanno contribuito a che l’arte divenisse l’espressione più spirituale dell’individuo. “Dio è la più grande opera dell’uomo” dice Camille Paglia[66], l’affermazione della scrittrice sottolinea un capovolgimento: non c’è più un’arte sacra ma l’arte stessa è il sacro.

Questa esigenza a fatto si che molti artisti si accostassero all’arte popolare, superando i tradizionali pregiudizi accademici. L’arte popolare è stata uno dei mezzi di scardinamento utilizzati dalle avanguardie, basti pensare alle avanguardie russe, indicata come una bandiera di un popolo o di una cultura, o come stimolo e spunto per nuove sperimentazioni.

Se si assiste alla cerimonia al santuario di San Michele Arcangelo (Gargano), uno dei più antichi santuari dell’occidente, il fatto che la sua immagine sia una scultura rinascimentale del Sansovino passa in secondo piano.

Al contrario, per uno studioso di Raffaello, il fatto che uno dei suoi capolavori sia un ex voto diventa poco più che un dettaglio.

Tra i vari luoghi comuni l’ex voto è, quasi, sempre “povero”, le immagini del culto quasi sempre anonime, o dal pennello di un santo o acheropite, il popolo troppo spesso si è identificato con una determinata classe più che con la totalità degli individui che costituiscono una società.



[1] storia dei fenici

[2] Mario Torelli, Le tavole di Locri, in Atti sugli aspetti politici,cultuali e linguistici dei testi dell’archivio locrese,(a cura di Domenico Musti), p.92,.(Napoli 26-27 aprile 1977).

[3] B.Kotting,Peregrinatio Religiosa, Wallfarten in der Antike und das Pilgerwesen in der alten Kirche, Munster i.w.,1950.,p.401.

[4] itiner.,18

[5] ivi c.29

[6]G.Gasca-Queirazza, La Consolà-La Consolata,in “studi Piemontesi,”,1972,fasc,2, pp.44-51(l’offerte di  tre figure a grandezza naturale).

[7] F.Bolgiani,Gli ex voto della Consolata(storie di grazia e devozione nel Santuario torinese,”Santuario,ex voto e cultura popolare”,8.p.54,Provincia di Torino Assessorato alla Cultura,Torino dicembre 1982-gennaio 1983.

[8] Giovanni sole,Il Viaggio dei Pellegrini,3.Nel santuario. Centro Editoriale e Librario UNICAL  Rende 1998.p.,67.

[9] Cit. da Giulio Severino,Origine e figure del processo teogonico in Feuerbach,Milano,Mursia,1972,p.52

[10] Sandro Spinanti,Psicologia del pellegrinaggio,in AA.VV.,”Pellegrinaggio e religiosità popolare”,cit.,pp.114-125

[11] Lucien Lèvy-Bruhl, La mentalità primitiva,Torino,Enaudi,1966,p.20.

[12] Cit.da Giulio Severino,op.cit.,p.49

[13] PAZZINI “Atti Accademia dei Lincei”, Roma, s. VI, VoI. XI, pp.42-79.

[14] V. SECHI, Ex-voto marinari, “La Lettura”, XXVIII. I928. p. 3I9.

[15] G. VIDOSSI, Ex-voto italiani, “FoIkIore itaIiano”, VI, I931, pp.28I-282. I983

[16] Ivi., p. 290.

[17] G.Bronzini,Fenomenologia dell’ex voto,in E.Angioli(a cura di ),Puglia ex voto,Galatina,Congedo,1977.

[18] B. COUSIN, L'ex voto. Doo'ument d'histoire, expression d'une societè,“Archives de sciences sociales des religions”, n. 48, l979.

[19] A. TURCHINI (a cura di),Lo straordinario e il quotidiano, Brescia, Grafo  I980.

[20] AA. VV., Figura Culto Cultura.dipinti votivi della diocesi di Rimini,Ravenna, Cooperativa Supergruppo I98l

[21] L. BORELLO, Le botteghe torinesi di ex voto, “Studi Piemontesi”, a. X, 1981, pp. 1l8-l30.

[22] AA. VV., Gli ex voto dlella Consolata. Storie di grazia e devozione nel santuario torinese,Torino, Amministrazione Provinciale 1982/83.

[23]    ibidem

[24] A. BUTTITTA (a cura di), Gli ex voto di Altavilla Milicia, Palermo, Sel1erio, 1983

[25] E.De Marco,Sociologia dell’ex voto,in E.Angioli(a cura di),Puglia ex voto,Galatina,Congedo,1977.

[26] L.Lombardi Satriani,Il folklore come cultura di contestazione,Messina,Peloritana,1966;ID.,Analisi marxista e folklore come cultura di contestazione,a.VI,n.6,novembre-dicembre 1968,pp.64-88. 

[27] E.Demarco,Sociologia ecc.,op.,cit.,p.33

[28] E.De Marco,Sociologia dell’ex voto,in E.Angioli(a cura di),Puglia ex voto,Galatina,Congedo,1977.

[29] E.Demarco,Sociologia ecc.,op.,cit. ,p.36

[30] P.TOSCHI, Saggi sull'arte lplolare, Roma I945.

[31] P. TOSCHI, Arte popolare italiana, Roma, Bestetti I960.

[32] P. TOSCHI, Bibliografla degli ex voto italiani, Firenze, OIschki I970.

[33] P. TOSCHI - R. PENNA, Le tavolette votive della Madonna dell' arco, Cava  dei Tirreni, Di Mauro I97I.

[34] P. CLEMENTE - L. ORRU', Sondaggi sull'arte popolare italiana, in AA.VV, Storia dell'arte italiana, III-IV, 1983, p.261.

[35] P. TOSCHI, Arte popolare italiana, op. cit., p. I67.

[36] P. TOSCHI, Arte popolare italiana, op. cit., p. 27.

[37] P. BOGATYREV - R. JAKOBSON, 11 folklore come forma di creazione autonoma, “Strumenti critici", s. I, Vol.III, 1967, pp. 223-240.

[38] J. MUKAROVSKY , Lafunzione, la norma e il valore estetico comefatti sociali,Torino, Einaudi I97 I, p. 37.

[39] Ivi., pp.51-52.

[40] P. CLEMENTE - L. ORRU', Storia dell'arte ecc., op. cit., p. 249.

[41] A. GRAMSCI, Letteratura e vita nazionale, Torino, Einaudi 1950, p.2I5.

[42] A. CIARROCCHI - E. MORI, Le tavolette votive italiane, Udine 1960.

[43] F.ALZIATOR, Gli ex voto del santuario di Nostra Signora di Bonaria, in Picaro e folklore e altri saggi di storia delle tradizionipopolari, Firenze, Olschki 1959.

[44] L. NOVELLI - M. MASSACESI, Ex-voto del santuario della Madonna del Monte di Cesena,1961.

[45] E.Spera,Ex voto fotografici ed oggettuali,in E.Angioli(a cura di),Puglia ecc.op.,cit.,p.233

[46] E.Spera,Ex voto fotografici ed oggettuali,in E.Angioli(a cura di),Puglia ecc.op.,cit.,pp.234.

[47] E.Spera,Ex voto fotografici ed oggettuali,in E.Angioli(a cura di),Puglia ecc.op.,cit.,pp.234.

[48] Ivi,p.235

[49] E.Spera,Fotografia ed ex voto.Le nuove immagini e le rappresentazioni della devozione popolare contemporanea,in <<La ricerca Folklorica>>,n.24(1991),p.91

[50] ibidem

[51] Ivi,pp.91-92.

[52] E.Spera,Ex voto fotografici ecc.,op.,cit.,p.238.

[53] E.Spera,Ex voto fotografici ecc.,op.,cit.,p.238.

[54] Ivi,pp.239-240.

[55] E.Spera,Ex voto fotografici ecc.,op.,cit.,p.240.

[56] B.Cousin, L’ex voto.Document d’histoire,expression d’une societè,in<<Archives des Sciences sociales des Religions>>,xxIv,n.48,(1979),pp.107-124.

[57] B. COUSIN, L'ex voto. Doo'ument d'histoire, expression d'une societè,“Archives ecc.,op.,cit.,p.114.

[58] B. COUSIN, L'ex voto. Doo'ument d'histoire, expression d'une societè,“Archives ecc.,op.,cit.,p.114.

[59] ibidem

[60] B. COUSIN, L'ex voto. Doo'ument d'histoire, expression d'une societè,“Archives ecc.,op.,cit.,.

[61] B. COUSIN, L'ex voto. Doo'ument d'histoire, expression d'une societè,“Archives ecc.,op.,cit.,.

[62] ivi,p.115

[63] Richard Demarco,Achille Bonito Oliva e altri,in Guggenheim pubblic,2,1998

[64] P.P.Pisolini,Teorema.Firenze 1968.

[65] Czslaw Milosz, Pensieri su T.S.Eliot;La terra desolata.I Quattro Quartetti.Milano,Feltrinelli 1995.

[66] Angelo Papasso,Sacro quotidiano,in Modus Vivendi,N.9,1998.

 

 

                                         Capitolo 5

                                   Ex voto    internet

Non poteva mancare l’utilizzo degli ex voto nel mezzo più mediatico del terzo Millennio, trascrivendo qui di seguito quello che ho trovato ricercando in rete Internet:  

                                      1.1  esempi di ex voto 

 

Preghiera 8
PREGHIERA A S. ANTONIO
PER OTTENERE QUALCHE GRAZIA SPECIALE
(Comp. dall'Emin. Card. Parocchi)
Ammirabile Sant'Antonio,
Glorioso per celebrità di miracoli e per degnazione di Gesù,
venuto in sembianze di bambino a riposare tra le vostre braccia,
ottenetemi dalla bontà di Lui la grazia che nell'intimo del mio
cuore ardentemente desidero.
Voi che foste verso i miseri peccatori così pietoso,
non attendete a' demeriti di chi prega,
ma alla gloria di Dio,
che sarà un'altra volta esaltata da Voi,
alla salute dell'anima mia,
non disgiunta dalla domanda,
che ora sollecito con tanta brama.
Della mia gratitudine vi sia pegno il tenue obolo
che v'offro in soccorso de'poveri,
con i quali mi sia dato un giorno per grazia di Gesù Redentore e
per l'intercessione vostra di possedere il regno dei Cieli.
Così sia.
Vai alla pagina : PREGHIERA A S. ANTONIO DOPO OTTENUTA LA GRAZIA

Preghiera 9
PREGHIERA A S. ANTONIO DOPO OTTENUTA LA GRAZIA
(Comp. dall'Emin. Card. Parocchi)
Glorioso Taumaturgo, padre dei poveri,
voi che avete prodigiosamente scoperto il cuore di un avaro
immerso nell'oro, per il gran dono ottenuto
di avere il cuore vostro nelle miserie degl'infelici,
voi, che offeriste al Signore le nostre suppliche, e
ne impetraste l'esaudimento; gradite in segno della vostra riconoscenza l'obolo che deponiamo a' vostri
piedi in soccorso della sventura.
Torni a vantaggio dei sofferenti,
come a nostro vantaggio;
agli uni ed agli altri accorrete con l'usata benevolenza in aiuto delle necessità temporali,
ma più ancora provvedete alle nostre spirituali necessità,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Così sia.
vai alla pagina : PREGHIERA  A  S. ANTONIO  PER OTTENERE QUALCHE GRAZIA SPECIALE

 

 

 GLI EX VOTO NEI PERICOLI DEL MARE L'UOMO HA CERCATO DIO
la famosa frase "O ma' o se ciama ma' ", quello che il mare non dà solo gioie e divertimenti, ma anche esperienze tanto brutte durante le quali si pensa il peggio. Gli ex voto sono dipinti donati da navigatori alla chiesa, in ringraziamento alla Madonna, che avevano pregato durante la tragica esperienza rappresentata nel dipinto. Gli ex voto sono stati donati soprattutto nel XVIII E XIX secolo, non perché la fede religiosa sia diminuita, ma perché oggi le navi hanno molti collegamenti con la terraferma, e il fatto favorisce non poco il salvataggio delle persone a bordo, inoltre i mezzi che si inoltrano nel mare sono molto più resistenti cosicché le situazioni di pericolo sono sempre più rare.Gli ex voto sono detti anche tavole votive; sono disegni impressi su tavole (da questo il secondo nome) realizzate da persone comuni e non da artisti, non sono dunque capolavori ma dipinti fatti col cuore. Su molti vi è impressa questa sigla PGR (per grazia ricevuta) in altri è scritta sotto una breve spiegazione dell'avventura.

 

 


                                                         1.2    Indirizzi  in internet  sugli  Ex Voto

                                                                   Link internet di   Ex Voto


 

                                                                                                approfondimento bibliografico    Biblio

 


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